bacio (allo specchio)

bello

Sono una persona concentrata su ciò che ha da dire e sul confronto continuo. Prediligo il rapporto uno a uno. Non tollerando di dover bussare a ogni porta affinché qualcuno acquisti e poi rivenda le mie idee, va da sé che buona parte di ciò che io partorisco vede la luce per pochi, mentre la stragrande maggioranza dei fruitori si accorge più facilmente di altro – diciamo, per comodità di servizio – cioè di ciò che viene loro messo direttamente sotto il naso. Ma non ho alcuna intenzione di cambiare, dal momento che detesto gli opportunismi e, da vanesio, trovo più importante cercare di produrre pensiero che andare in giro a vendere prodotti.

Molti possiedono speciali qualità di rappresentanza e vendita di sé, anche e spesso relativamente a idee poco interessanti e soprattutto poco utili, e malgrado ciò, in un sistema in cui essere in prima fila risulta tuttora più efficace dell’avere qualcosa da offrire, occorre riconoscere che librerie e sale cinematografiche, agenzie di management e di booking, nonché tutti i luoghi di vendita di musica, concreti o virtuali, sono presidiati per lo più da attori che hanno il principale pregio di saperci essere, ma con ben poco da dire. Diciamo inoltre che da sempre, e non solo oggi, i contesti non giocano affatto a favore di chi voglia fare le cose sul serio, ma insistono a premiare più volentieri i mediocri con grandi capacità di vendita e voglia di arrivare “ad ogni costo”.

Tutto ciò sia detto senza rancori, e soprattutto, se mi si può credere, senza alcun bisogno di gareggiare con chi vanti tanto pubblico. Ma coi soli desiderio e diritto di affermare questa cosa. Il fatto è che io non ho alcun interesse ad “arrivare”, ma preferisco di gran lunga indagare sino in fondo se possa avere o meno da offrire qualcosa di utile. Se fosse per me, le librerie conterrebbero molti meno libri, ma tutti di comprovata utilità, scritti da gente preparata e da gente sensibile, da gente pulita e da gente empatica, i cinema sarebbero sale in cui il biglietto è pagato per aiutare la circolazione di idee e non per macchiette per cui si sfruttano abilmente finanziamenti che sarebbe meglio spendere per opere di significato, e i concerti sarebbero momenti di reale crescita più che spacci di birra. Ecco tutto, come tutti i vanitosi, aspiro a un mondo che mi assomigli di più, almeno nelle parti meno difettose della mia personalità. Ma insomma, che somigli un po’ meno a un guazzabuglio in cui tutti hanno qualcosa di scarso da vendere, e un po’ di più a un luogo di scambio onesto e utile per tutti.

Altrimenti continueremo a sentire di gente che si spara per protesta a una legge che estende i diritti a tutti, di europarlamentari pagati per insultare i colleghi, di folle spostate da una parte all’altra da questo o quel proclama, da questo o quell’imbonitore, di bambini sacrificati al fuoco del fallimento dei genitori e di bambini senza futuro. Io questo non lo voglio affatto. Per questo continuerò a lavorare sulle idee, invece di buttarmi nella mischia alla ricerca di un posto al sole. Piuttosto, chi ricorda una delle liriche meno note e ispirate di Arthur Rimbaud? Dice più o meno di avere trovato l’eternità: è il punto in cui sole e mare si toccano. Che bacio.

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