Recensione di “ex” su “SentireAscoltare” di Luca Barachetti

Giancarlo Onorato

Ex. Semi di musica vivifica

VoloLibero Edizioni

 

Ci sono i musicisti e poi ci sono i musicisti-intellettuali. La distinzione può sembrare speciosa, ma se per intellettuale s’intende una persona con un punto di vista forte e determinante sulla e nella realtà, ecco che salta all’occhio subito la differenza fra un Mick Jagger e un Brian Eno. Alla seconda categoria appartiene gianCarlo Onorato, figlio indomito e disubbidiente della new-wave italiana, poi songwriter di pregio come pochi, dunque scrittore (leggete Il più dolce delitto, fra i più bei romanzi di Letteratura degli ultimi anni in Italia), ma soprattutto mente ricettiva rafforzata da tanta sensibilità e cultura.

In un paese come l’Italia dove già gli intellettuali faticano a fare gli intellettuali (a quando la comparazione definitiva dell’appellativo a comunista e gay fra gli insulti?), Onorato è una specie rara, ma che non va protetta perché si protegge da sola, forte di un convinzione corporea delle proprie scelte di vita che è forse il nucleo pulsante di questo Ex. Semi di musica vivifica. Un po’ romanzo di (auto)formazione, un po’ saggio, un po’ dissertazione lirica, il libro ripercorre la vita dell’ex Underground Life dai difficili inizi – lui, outsider d’indole, nato nella più stringente Brianza velenosa – alle sortite recenti, evitando la biografia diretta ma anche il saggismo accademico e decidendo piuttosto di procedere per ispirazioni. Si alternano così pagine di narrazione di un percorso artistico e culturale quantomai rigoroso ad altre in cui l’autore analizza e rilegge frammenti di musica, letteratura, cinema, storia e scienza del secolo appena trascorso con commuovente lucidità. Il tutto diviso in capitoli aperti da citazioni di canzoni ad hoc che sono una per una l’anticamera di un percorso a tappe dove le scoperte giungono a pioggia, pagina dopo pagina.

Tuttavia non è questa la forza di “Ex” quanto piuttosto la capacità di un libro anomalo – ma neanche troppo (è un tempo di opere transgenere, il nostro) – di interrogare il lettore sulle scelte fatte in vita, tenendo più o meno conto del proprio essere e del proprio essere nel mondo. Onorato pone questi interrogativi senza puntare il dito ma semplicemente mostrando, con una prosa lirica e densa, la vitalità cangiante e affermativa di un tracciato esistenziale che non si arresta. Etica la si dovrebbe chiamare e in questo caso è proprio giusto farlo. Solo così, sembra suggerire questo volume, una vita merita di essere chiamata tale.

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