Anteprima Radioindie Music Like: l’intervista a gianCarlo Onorato

(AGM-LSP) Nella puntata di VENERDI’ 15 Aprile la RADIOINDIE MUSIC LIKE ci propone l’intervista a GIANCARLO ONORATO.
“IL NOSTRO FIERO CANTO” – primo singolo estratto dal pluriosannato album di uno degli artisti più completi e apprezzati del panorama italico…una canzone di amore intimo, il fermo immagine di una intimità di pensiero e di gesto. è una ballata libera da ogni condizionamento, un sentire malinconico l’unione e i percorsi che ci pone.

Paolo Tocco della Protosound gli rivolge alcune domande per questa Anteprima on LoSpettacolo…

Innanzi tutto possiamo permetterci una domanda: un libro in arrivo o sbaglio??? Cosa bolle nella pentola di uno degli artisti più completi e apprezzati del panorama indie italiano?
I testi che sto portando a termine sono due. Uno è una sorta di mistione tra un romanzo ed una riflessione/saggio sugli sviluppi delle avanguardie rock nel nostro Paese, dal 1977 ai primi anni ‘90. In sostanza la nascita del “punk” come movimento di rigenerazione del tessuto artistico e musicale, i suoi sviluppi sino al momento i cui diviene fenomeno conclamato, ma già comincia a spegnersi in un atteggiamento più vicino ai canoni del mercato. È la storia di un adolescente che percorre contromano la cultura di questo Paese dalla fine degli anni settanta sino a che, nei novanta non avviene una generale “integrazione” del rock. Per brevità l’opera di questo artista infante, contrario ad ogni cliché, è letta come gesto punk, non in senso strettamente didascalico e necessariamente legato al movimento vero e proprio, ma colto nello spirito generale di scardinamento delle regole che tale fenomeno ha generato in molti ambiti del pensare la creatività.
Il libro dovrebbe apparire alla fine dell’estate o al massimo in autunno. È un testo critico e trasversale, ed anche un fermo immagine su ciò che ha significato nel profondo il cambio di registro avvenuto in quegli anni significativi. Spero così di poter rendere chiara la mia posizione antinostalgica ma densamente critica da una parte, tanto quanto di difesa di un patrimonio intellettuale del tutto disatteso dall’intera cultura italiana. A differenza di ciò che è accaduto in America prima e poi largamente in Inghilterra e in buona parte del vecchio continente, lo sforzo di rinnovamento prodotto dalla rivoluzione punk, capace come fu di contagiare tutta la produzione di pensiero sino ai nostri giorni, qui da noi non è stata sufficientemente assimilata, e le secche di buona parte della nostra produzione (in letteratura, cinema, musica) lo dimostrano.
Il secondo testo è il mio nuovo romanzo. umido e denso di colpe e di maledizione umanissima, fa i conti con anime dilaniate dal dubbio, da una parte la scienza, dall’altra la mistica, in uno scambio di ruoli. la pubblicazione di questo dipenderà solo da quando mi sembrerà giunto a compimento, oggi non saprei dire.
Su tutto ad ogni modo la musica, tutti i concerti che potrò tenere, a tutti i livelli, rappresenteranno la mia principale occupazione.

“Sangue bianco”: immagine e simbolo di qualcosa di puro, incontaminato da contaminare, al di sopra delle parti e all’origine del divenire. Questa la mia idea e la mia sensazione, dettata forse dall’immagine di questo gioco di parole. Quanto sono lontano dal vero significato di “SANGUE BIANCO”?
La lettura di un testo sensibile come quello rappresentato da un’opera musicale è sempre personale e libera. Le immagini da me adottate nel titolo “sangue bianco” per cercare di dare il via allo scorrimento di questo flusso d’animo e questo rimestamento di corpi che il disco contiene, vogliono fare riferimento effettivamente alla materia biologica del sangue da una parte, e dell’indefinito dall’altra. La purezza del mio lavoro credo sia sempre nella profonda emozione dello stupore, che non smette di animare ogni mia esplorazione, e “sangue bianco” è davvero un vettore esplorativo. Sono felice che arrivi così intensamente. Anche ai concerti sento questa partecipazione del bianco da parte del pubblico, come quando in pellicola si va al “bruciato”, al bianco appunto, e tutte le figure si fondono in un indefinito assoluto. È questa l’emozione cercata, e sentirla anche nelle teste altrui è una grande conquista e un pivilegio.

Scrivere, dipingere, disegnare, inventare e creare immagini…dar forma al pensiero e all’emozione….è un mestiere che si fa come un compito, seduto alla sedia…oppure è un modo di essere che si vive aspettando, viaggiando, e più semplicemente dando modo alla vita di vivere e manifestarsi?
L’opera di pensiero si fa vivendo le cose della vita alla massima potenza. poi quando senti venuto il momento di elaborare, allora cerchi disperatamente di dare una forma di rappresentazione a ciò che hai percepito. decisamente sento di appartenere alla parte di mondo che prima di tutto sente e vive. Non potrei mai operare a tavolino, rigetto in pieno il ruolo di privilegio dell’intellettuale (che non sono, malgrado sia spesso definito così), di colui che se ne starebbe in disparte per partorire la visione delle cose. quando me ne sto appartato (e accade, grazie al cielo), è perché ho un grande bisogno di me stesso, mentre per cogliere le cose sensibili e sentirmi utile con la mia espressione, ho necessità di mescolarmi agli altri, di vivere e più intensamente possibile ogni più piccolo dettaglio. Io sono un autore massimamente politico, proprio perché cerco la visuale intima delle cose, e non la butto in slogan.

La ricerca di se e della propria dimensione espressiva impatta inevitabilmente con il gioco terreno del mestiere discografico e “artistico”. Come riesci a gestire questo scrontro/incontro e cosa crea il connubio che si forma?
Ho avuto da sempre il destino della più completa indipendenza. Mi fanno piuttosto ridere coloro che vantano autonomia, quando sono invece garantiti da più apparati o mezzi per ogni singolo passo compiuto. questo ha fatto sì che da tempo io conviva con la gestione diretta di molte parti della mia produzione. È una gran fatica, ma col tempo diviene una forza in più, e inoltre, se impari a circondarti di persone capaci, fare impresa con obiettivi meno squallidi, gretti di chi voglia solo fare “affari” è anche più entusiasmante e appagante, assai affine al fatto creativo ed artistico vero e proprio. Il vero problema è organizzarsi al meglio, trovare anime simili alla tua, riuscire a condividere realmente gli scopi. quando riesce questo miracolo, diventa tutto più facile, e se non hai alternative, in un modo o nell’altro, fai sì che ciò avvenga, malgrado tutto.
Come si vede dal mio operato.

Paolo Tocco

http://musica.lospettacolo.it/home.asp

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